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Seminario di Management Sportivo "Le tre facce del doping: reato penale, illecito sportivo, danno alla salute"

 

                          3 facce

 Il giorno 4 ottobre u.s. si è tenuto presso il Centro di Preparazione Olimpica "Giulio Onesti" promosso dalla Scuola dello Sport del Coni,    il Seminario di Management Sportivo   "Le tre facce del doping: reato penale, illecito sportivo, danno alla salute", evento a cui  ho avuto il piacere e l'onore di partecipare,  in nome di    CSAIn. Se pur aspetto secondario, con mia sorpresa,  tra i presenti,  ero   l'unico dirigente  impegnato nella gestione della disciplina del ciclismo. Con questo breve ragguaglio non si vuole avere la presunzione di trattare un tema complesso e articolato come quello delle normative  relative alla repressione del doping ma,  tuttavia se ne prende spunto per  delle riflessioni,   nonché ribadire concetti e norme spesso poco considerate dai praticanti, in particolare di quelli che svolgono sport di tipo amatoriale.

Il seminario, a mio avviso molto importante e ben  sviluppato,  era rivolto non solo a coloro che operano negli e con gli enti sportivi,   ma    anche occasione importante per tutti coloro che, pur essendo dei professionisti  del diritto e della medicina, hanno voluto  approfondire lo studio  del  fenomeno. Il congresso ha trattato  temi, sia dal punto di vista normativo che scientifico, ribadendo i dettami messi in atto dal movimento sportivo nazionale e internazionale.  In particolare si è fatto il    punto sulla nuova norma antidoping varata dal Coni, in vigore dal 1° gennaio 2017, con l’istituzione di NADO-ITALIA in luogo di CONI-NADO, sulle norme della World Anti Doping Agency (WADA), sull’attuazione della legge n. 376/2000, sui gravi danni alla salute provocati dall’assunzione delle sostanze dopanti, sia per gli atleti agonisti che per quelli amatoriali.

Dopo l'introduzione di carattere generale tenuta dal dott. Antonello Bernaschi, i lavori sono proseguiti con una ampia  disamina del dott. Michele Signorini del Tribunale Nazionale Antidoping sul tema: "Il quadro normativo nazionale ed internazionale in materia di doping", soffermandosi  in particolare: sulle fonti del diritto  internazionale e nazionale in materia di doping; organizzazione mondiale e nazionale antidoping,  sulle convenzioni tra stati,  la storia , le criticità,  i gradi di giudizio,   il Codice WADA e il  ruolo   di NADO Italia,  quale  organizzazione nazionale antidoping, derivazione funzionale della Agenzia Mondiale Antidoping (World Anti-Doping Agency WADA).

Il dott. Signorini ha anche sinteticamente elencato i dati statistici 2016 con i 7.790 controlli effettuati, di cui 101 sono stati i soggetti positivi alle sostanze vietate e 361   i procedimenti disciplinari adottati. Mentre 700  le richieste    al   Comitato per l’Esenzione ai Fini Terapeutici (CEFT).

Mentre la  dottoressa Alessia Di Gianfrancesco, si è soffermata su   temi relativi  alla "Lista WADA e le esenzioni ai fini terapeutici": procedure e criteri per la concessione del TUE, programmi di monitoraggio e  sull'evoluzione nei tempi delle sostanze dopanti.

Del  "doping come reato penale e la giurisprudenza in materia" ne ha parlato compiutamente l'avvocato Carlo Longari,   in particolar modo  analizzando   gli scenari  contemplati all'art. 9 della Legge 376/2000. Caratterizzando  l'illecito sportivo  dal  reato penale.   

Nel suo intervento,  il professore Luigi Di Luigi,  ha parlato di "danni del doping alla salute" , con peculiare riferimento  sull'uso e abuso di farmaci, agli effetti negativi del doping sullo stato di benessere  e di salute psico-fisica individuale, elencando una lunga serie di effetti collaterali, anche letali e  gli  effetti biologici sulla salute ancora sconosciuti. 

I lavori si sono chiusi con l'esposizione del  professore Fabio Lucidi sul complesso tema:  "Capire i meccanismi psicologici alla base del doping e utilizzarli per prevenire il fenomeno".

Traendo le mie conclusioni, da questo produttivo  incontro, al di la di tutti gli aspetti normativi e operativi,  mi riemergono   delle  riflessioni  che    sento di sottolineare e condividere con il mondo dell'associazionismo  CSAIn:    il doping non va combattuto solo sul piano della repressione ma anche   e sopratutto su quello della  prevenzione che passa attraverso  l'affermazione  dei  valori sportivi,  nonché della  corretta e incisiva  informazione, come preminente punto educativo.   Creare quindi una sinergia d'azione tra tutte le parti in causa, mettendo in primo piano la tutela della salute come bene primario e irrinunciabile di chi fa sport, in modo particolare di chi lo sport lo pratica per diletto.   E' connaturato che  la prevenzione alla   salute  e, in particolare la prevenzione verso  molte patologie, passa sopratutto attraverso una  pratica sportiva sana e   confacente al proprio status , nonché con  un buon regime alimentare.   Sono questi gli aspetti primari a cui ogni sportivo  deve guardare con attenzione,  come bene predominante e irrinunciabile e,  verso i quali siamo impegnati.

Chi, impunemente, fa ricorso a sostanze vietate, tende ad  utilizzare il doping come "scorciatoia" alla fatica, evidentemente fa erroneamente l'equazione,  "meno fatica/più prestazione", questo  scioccamente  non rendendosi conto  che da questa  semplicistica correlazione  ne conseguono gravissimi danni per la salute;  privando all'organismo dei campanelli d'allarme sulle  soglie fisiologiche,  disponendo a danni  irrimediabili.    

A mio avviso, il grave fenomeno del doping è una piaga   radicata in una  errata cultura sociale che,   cosa ancor più grave,  investe anche le giovani leve, trovando  persino origine sin dall'errato  utilizzo di complementi alimentari.     Il   doping,   sempre da condannare con forza,  sciaguratamente è  di  continua,  sconcertate,  attualità anche nello  sport sociale/amatoriale, il che assume un aspetto gravissimo proprio in virtù  delle sue  finalità ludiche e di svago   dopolavoristico.    

In estrema sintesi, il mio ruolo di dirigente ma, al tempo stesso  anche e sopratutto di  sportivo praticante,  mi porta a ribadire con forza  che non è con   l'assunzione di un farmaco  che ci si "improvvisa" atleti e/o campioni.  Facendolo, oltre a frodare in primo luogo se stessi,  si mette  in pericolo la propria salute, se non la propria vita.  

Concludo: considerato che spesso si lamenta  poca informazione al riguardo, mi permetto di evidenziare  i  riferimenti esplicativi che danno formale evidenza alla materia trattata. 

                                                                         

                                                                                                                               firma carattere 10

 http://www.nadoitalia.it/it/

http://www.nadoitalia.it/it/home-it/chi-siamo.html

 http://www.nadoitalia.it/it/home-it/normativa/category/1-antidoping.html

 http://www.nadoitalia.it/it/home-it/normativa.html

http://www.nadoitalia.it/it/nazionale-sportiva.html

 http://www.nadoitalia.it/it/tue.html

 http://www.nadoitalia.it/it/lista-wada

 

 http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_833_allegato.pdf

 

 

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