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Paolo Massenti (ASD DIMONIOS BIKE TEAM - Carbonia CA) racconta “Un sogno chiamato Parigi-Brest-Parigi”

Paolo Massetti con il collegio di giuria

 

 Eccovi un resoconto di questa avventura su pedali lunga 1.236 km.

Per chi voglia approfondire la conoscenza di Paolo: https://www.facebook.com/paolo.massenti

“Oggi è giorno speciale per me, è il mio 38º compleanno, ho deciso da 3 anni a questa parte di volermi finalmente regalare questa fantastica e a tratti indescrivibile avventura su pedali, una sfida contro me stesso, contro le lancette dell’orologio, contro le condizioni atmosferiche sempre particolari ed impegnative quassù in quest’angolo nord-occidentale della Francia.

Stavolta ho alzato per bene l’asticella, ma in fondo sognare, penso sia la cosa più magica che si possa fare.

Giungo ad oggi 18 Agosto con la consapevolezza che nulla mi è stato regalato, pre-qualifiche completate alla 333 miglia di Roma edizione 2018, son le qualifiche svolte in sardegna con la 1000 km e la 6+6 isole(600+600) in totale 2.100 km fatti tutti d’un fiato 5 brevetti che concretizzano tutti gli forzi per affermare la mia presenza ai nastri di partenza di questa 19ª Edizione della PBP, l’olimpiade del mondo del cicloturismo, è con tanto orgoglio oggi indosso pure la maglia della Nazionale Randonneur, questo è un elemento che mi responsabilizza a far bene, ecco perché in tutto questo percorso con umiltà ho ascoltato e fatto tesoro di tutti i consigli di chi ha concluso questa storica, dura e affascinante corsa.

Sono le 16:20 tra 10 min parte il mio blocco, ebbene sì, la PBP è una corsa tutta particolare, si parte per gruppi di 250 atleti distanziati di 15 minuti uno dall’altro.

Siamo più di 6.600 atleti provenienti da oltre 70 paesi del mondo insomma una festa incredibile!

Lo speaker parla un francese veloce e allegro, tutto è pronto, passo i controlli preliminari della partenza, manca ormai poco, la baguette comprata stamattina venendo qui a Rambouillet è ben legata alla sacca posteriore, ALLEZ!! BON COURAGE!!! Partiti!!! I primi km scorrono velocissimi, l’andatura è folle sfioriamo i 40km/h di media, so già che la media sarà  destinata a dimezzarsi, che avrò modo di soffrire caldo e freddo e di pensare ad un sacco di cose lungo questi 1.230 km che dovrò pedalare, ai primi centri abitati attraversati il ritmo cambia ed ogni atleta incomincia a far il suo passo senza accelerazioni o brusche frenate, è un andar su e giù tra i cotê francesi, dove, la cosa più importante è preservare la gamba nei continui cambi di pendenza, i primi 200 km volano via, arrivo al primo controllo, è da poco passata la mezzanotte, decido di metter qualcosa sotto i denti, trovo di mio gradimento una baguette al formaggio e burro (un cult qui in Francia) acqua e coca cola, riparto e senza dubbio qui incomincio a conoscer meglio la temuta e fredda Normandia, il prossimo controllo si trova al km 306 a Fougeres, ci arrivo in piena notte, son le 04:00 del mattino, la stanchezza del ritmo effettuato fino ad ora mi scava il volto, ho fame nonostante abbia mangiato bene è l’effetto del freddo che ti fa consumare di più, decido di fare un buon pasto con calma perché so che nelle prossime ore mi aspetterà un bel dislivello e tanto vento per arrivare a Brest dovrò infatti soffrire parecchio nelle centinaia di km successivi, la bici pesa 18 kg e si sentono tutti!!! Finalmente arrivano i 400 km e i vari controlli Tinteniac e Loudeac, fino al km 488 a Sant. Nicolas quando scatta il primo controllo segreto, i giudici per verificare che gli atleti rispettino fedelmente i percorsi e le regole di questa corsa effettuano controlli a sorpresa, basti pensare che coppie di motociclisti lungo il percorso affiancano gli atleti e verificano che vengano rispettate tutte le procedure previste dal regolamento quali ad esempio l’utilizzo dell’abbigliamento catarifrangente in condizioni di scarsa visibilità e buio e dell’efficienza delle luci e del rispetto del codice della strada, insomma mentre pensi di esser da solo e pedalare contro il vento sotto gli effetti della fatica sei sempre sotto gli occhi attenti dei giudici di corsa.

Durante i primi 610 km per arrivare a Brest tutto mi sembra già fantastico di suo, vedi a bordo strada la popolazione che accorre lungo il percorso per incitarti e darti coraggio applaudendoti, regalandoti sorrisi ma è al rientro che scoprirò il vero volto di questa corsa, dei posti, del clima e dell’affetto della gente verso noi ciclisti e verso la corsa.

Giungo a Brest in piena notte è quasi mezzanotte, mi fermo davanti ad un cartello pubblicitario dell’evento, cerco di farmi un selfie quando vengo chiamato da un uomo sulla sessantina, che gentilmente mi dice che vi avrebbe fatto la foto lui, capisce la mia emozione soltanto guardandomi in viso, un viso scavato dalla stanchezza e da tutto il vento subito fino a quel momento sfidando il grande freddo di Normandia e Bretagna, il tempo di un paio di foto e scappo dentro la città alla ricerca del punto di controllo, arrivo al controllo, porto fuori la mia bandiera sarda, tra lo stupore generale riesco a fermare i giudici che gentilmente fanno una foto con me ed autografano la mia bandiera, scoppia un applauso generale tra le persone accorse a vedere la corsa ed il personale di servizio presente, è un’emozione indescrivibile, in testa penso a 1000 cose, a tutto ciò che ho fatto per essere lì a realizzare quello che è stato il sogno di una vita, insomma un turbine di emozioni, faccio timbrare il libretto ufficiale di corsa e corro dentro, la temperatura sta scendendo sotto i 10º C e l’umidità incomincia a sentirsi nelle ossa, decido quindi di mangiare, sistemarmi l’attrezzatura e studiare una strategia che sia il più redditizia per i km che dovrò affrontare al rientro, per ora sono passate 31 ore e sono ampiamente dentro i tempi che mi servono per ottenere il brevetto delle 80 ore, decido inoltre di curare l’igiene del corpo, nonché di riposare per circa 2 ore e mezza, un riposo è quello che ci vuole per ripartire al meglio, scoprirò più avanti che invece forse è stato un pesante errore, dormo in terra non il massimo ma visto ciò che le mie gambe ed il mio corpo hanno subito nelle ultime 30 ore dovevo prima o poi farlo, ma  quando prima dell’alba riparto e mi accingo ad affrontare le salite che portano di Charaix-Plouguer al km 693, si solo ora, lungo gli 80 km di questa tappa intermedia da un controllo all’altro scopro il vero volto della corsa, il sole spunta davanti a me, un bagliore rassicurante ma non le immagini che mi si presentano davanti agli occhi, dal freddo pungente della notte si passa ad una fitta nebbia che inghiotte le sagome degli atleti al suo interno, ma mano che mi avvicino al punto di controllo incontro atleti che hanno osato un po’ di più e ora si trovano fermi e coricati a bordo strada sfiancati dalla stanchezza e dal sonno nei posti più disparati, qualcuno che avendo mangiato a Brest ed essendo ripartito subito si è sentito male e ha rimesso tutto a bordo strada, lentamente la nebbia svanisce, lungo le salite sorpasso molti atleti che, più che pedalare sembrano deambulare su pedali è raccapricciante vederli straziati in terra qua e là, in certi momenti sembrano pure morti...l’unica nota incoraggiante è che sono le 10 del 

mattino, la temperatura si è alzata e ora non fa più freddo, arrivo al controllo, mangio un poco e mando giù un panino ed una coca cola come se niente fosse, riparto ben carico del fatto forse che il difficile è fatto, mi ricredo immediatamente perché nel giro di qualche ora la temperatura sale vertiginosamente fino a toccare i 32ºC un’umidità incredibile, mi metto un po’ di crema da sole ma poco cambia, il sole è tanto e si sente, nel frattempo i km scorrono e con essi i controlli e la giornata, mi trovo a Tinteniac sono passate da poco le 18:30, cerco un po’ di refrigerio in una bottiglia d’acqua e una di coca cola che letteralmente butto giù in corpo, sensazioni contrastanti scombussolano il mio corpo, tanta stanchezza dovuta principalmente al caldo ma tanta euforia perché nonostante queste difficoltà mi avvicino sempre più a quel famoso cartello che viene sempre fotografato da tutti gli atleti al km 1001. Son passate le 21:00 la temperatura comincia a scendere, passo medio è in linea con il mio obiettivo, non voglio strafare, arrivo al controllo di Fougeres al km 923, decido di mangiare abbondantemente affinché possa ripartire carico di energie, termino di mangiare sono le 22:00 chiamo a casa dove mi moglie segue la corsa da un app su cui vengono resi noti i passaggi nei vari punti controllo e si ha una situazione più chiara della corsa, la rassicuro del mio stato fisico, e le confido le emozioni provate fino a quel momento, chiudo la chiamata e decido di riposare per circa 2 ore e, non voglio deambulare come gli atleti che ho visto in strada è troppo rischioso e non voglio buttare all’aria tutto per un incidente ne correre il rischio di stramazzare a terra colpito dal sonno e rischiare di rimanere buttato per ore a dormire in un campo aperto o ancor peggio a bordo strada dentro un canale, voglio godermi il più possibile tutto intorno a me, il calore dei tifosi e la magia di questi posti!! Mi corico su un tappetino da palestra e come lenzuolo un telo termico di carta argentata, poggio la testa e crollo, mi sveglio dopo circa 2 ore e 30 minuti! Accidenti ho dormito un po’ di più, ma alla fine forse è stata la soluzione migliore, come apro gli occhi mi ritrovo dentro la stanza prima vuota ora piena di atleti, alcuni dei quali precedentemente sorpassati lungo la strada, mi vesto in fretta ed in silenzio, ritaglio un pezzo di telo usato come coperta e lo avvolgo intorno al busto, non voglio assolutamente perdere temperatura, la digestione e la temperatura addominale è una cosa da curare in queste situazioni perché si rischia di compromettere tutta la prestazione in un attimo, son felice e allo stesso tempo curioso di vedere la fine di questa avventura, salgo in bici e subito mi devo calmare, le gambe son dure e legnose, conosco questa sensazione, prima di arrivare qui ho concluso un Everesting, ossia coprire il dislivello pari all’altezza dell’Everest in una sola salita ripetendola un numero di volte tale a coprire i famosi 8.848 mt che rappresentano appunto l’altezza della vetta più alta del mondo, un allenamento che premia pesantemente, infatti, a ragion veduta di ciò mi alzo in piedi sui pedali per qualche minuto che mi permette di sorpassare questo momento di difficoltà, passano i km e all’uscita di una frazione La Tanniere è stato realizzato un ristoro spontaneo dagli abitanti che offrono gratuitamente bevande calde e qualcosa da mettere sotto i denti chiedendo in cambio solo l’invio di una cartolina al nostro rientro a casa, quasi mi vengono le lacrime, non basta aver fatto quasi 1.000 km in cui finalmente mi sento rispettato in strada da tutti gli altri utenti, ora mi trovo davanti al cuore speciale di questa gente che non solo rimane giorno e notte a incitarti con un “Bon Courage” o un “Bravo”, ma che ci coccola e ci strega completamente, ricordo alcuni atleti che sono arrivati qui e si sono coricati in terra perché pesantemente infreddoliti e pieni di sonno, si sono addormentati lì accanto al marciapiede e indovinate un po’, una signora corre dentro casa e porta fuori delle coperte di lana che delicatamente mette sopra gli atleti affinché non sentano gli effetti dell’umidità della notte, prendo la mia bandiera e faccio mettere un autografo a queste splendide persone ringraziandole infinitamente per il loro buon cuore e sparisco nel buio della notte, finché in lontananza ecco il bagliore di uno dei tantissimi paesi ma qui tutto è diverso o meglio qui c’è qualcosa di speciale, ci sono tante bellissime bandiere colorate di tante nazioni ma qui c’è il famoso cartello che recita così: “Vous avez deja fait 1.001 km” penso che sia come un traguardo, una sorta di vittoria parziale vedere il proprio contachilometri segnare 4 cifre, è qualcosa di incredibile, penso ti dia una carica particolare, che ti fa andare oltre la fatica, così infatti è, oramai le prime luci del mattino si scorgono all’orizzonte, è come se il mio corpo si fosse rigenerato!! Sono pieno di euforia, il sorriso nel volto scavato da tutto ciò vissuto in questi km perdura, tanto che al controllo di Mortagne-au-perche al km 1093 i controllori rimangono sbalorditi della mia lucidità e freschezza, bandiera alla mano continuano le foto è diventato quasi un rituale, i sorrisi, gli applausi, oramai mancano solo 120 km al traguardo, le emozioni son così positive che non sento più nulla, salite, fatica, fame o caldo... mi sento leggero e felice, passa anche l’ultimo controllo di Dreux, dove, scoprendo di esser partito per il mio 38º compleanno ricevo un regalo da parte dei giudici, ovviamente immortalo il tutto con firma e timbro nella mia bandiera, non può mancare la foto, tutti applaudono dicendomi che oramai è fatta mancano poco piu di 40km, le gambe girano che una meraviglia sono appena passate 73 ore da quando quest’avventura è iniziata, giusto poco più di un’ora e mi ritrovo a Ramboillet dentro il parco, una colorata folla batte le mani, c’è chi urla di gioia allez Italia allez, è un frastuono bellissimo tutti ti applaudono, fischi, trombette aumentano finché si apre davanti a me lo striscione dell’arrivo, 

 entro nel pavé curva a 90º a sinistra entro alla “Bergerie Nationale” tutto è surreale, alzo le mani al cielo, le urla delle persone assiepate a bordo delle transenne mi pervadono tutto il corpo, sento un brivido dentro me, un ultima curva a destra su sterrato e lì davanti a me il tappeto elettronico che fermerà il tempo a 74H e 2 minuti, Urrà!! È fatta! La Parigi-Brest-Parigi è mia!! Ora potrò scrivere io quella pagina di giornale che più di 10 anni fa ritagliai e con esso il desiderio di arrivare fino a qui, a mettermi alla prova, sfidare questa durissima prova di audacia, sbriciolare le mie paure sotto le ruote, la  corsa più antica del mondo è conquistata!!! Chiamo a casa scoppiano lacrime di felicità!! La mia prima Parigi-Brest-Parigi è andata, ora sogno già la seconda”.

 

 

 

 

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