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Riflessioni su due ruote di Concetta Mauriello

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Stamattina io e Gabri abbiamo fatto un giro ad un’ora insolita, siamo infatti partite alle 11, da sole, visto che non eravamo compatibili con il giro deciso dai nostri amici Facc ‘e bike.

La vicepresidente conosce un sacco di strade, e come al solito, abbiamo scelto le meno trafficate, quelle che attraversano zone verdi della nostra regione. Avevamo deciso per un giro “breve” poi abbiamo allungato un po’ perché ci sentivamo bene e la temperatura lo permetteva. Strade percorse tante volte. Valle di Maddaloni e l’acquedotto carolino contro il cielo limpido, Limatola, Caiazzo, Piana di Moteverna. Sono paesaggi che mi colpiscono comunque, che catturano ancora una volta il mio sguardo. Alberi, olivi, tantissime gradazioni di verde. Il rosso dei papaveri, il giallo delle balle sistemate nei campi. La testa si rilassa, si libera.

Ma c’è un rumore di fondo che disturba, che non ci abbandona mai. E’ il rumore delle macchine che sfrecciano ad un metro da noi, se ci va bene.

Arrivate ad un certo punto, eravamo oramai sulla via del ritorno, e all’ennesima auto che mi ha sorpassato a velocità folle, ho rallentato parecchio. Gabri era poco più avanti, ha aspettato che la raggiungessi.

Le ho detto sono spaventataSono terrorizzata.

Ci siamo scelte uno sport pericoloso questo è certo. Ma, oltre al pericolo, io continuo a sentire nei confronti dei ciclisti una sorta di odio, di sfida. L’automobilista di turno, uomo o donna, neopatentato o esperto, se ti vede (e già è una fortuna!) non rallenta, anzi. Ti supera accelerando, quasi per sfregio. E’ un vero e proprio sentimento di odio verso il debole. Il debole che può essere un ciclista, un cane, un gatto. E’ un continua affermazione del sé “forte”. Io ho il motore potente, dunque non rallento, io non ti considero, tu sei nulla. Lo trovo un atteggiamento meschino, mi rattrista e mi spaventa.

Siamo appena entrati nella fase3 post Covid, un periodo buio per tutta l’umanità, avremmo dovuto imparare qualcosa, almeno un pochino di tolleranza. Dovremmo imparare il sacrosanto rispetto per la Natura e per tutto ciò che è “debole”. Invece la corsa indifferente continua. L’accelerata prosegue.

Comunque, nonostante tutto, non mi faccio vincere dall’ansia e dalla paura, dunque domani sarò di nuovo in bici a celebrare la bellezza e a salutare con un sorriso gli automobilisti indisciplinati!

da: https://unconventionalcyclists.wordpress.com/?fbclid=IwAR0ZpHd06RMefFV_8qiSwvHuQmSsIxjkx8LjDTpx40_c9teq5PQnROnpmi0

 

 

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