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COSE CHE POSSONO CAPITARE AGLI AUDACI di Luca Bonechi affiliato CSAIn Società Bike Rando - Presidente ARI (AUDAX RANDONNEUR ITALIA)

nazionale ari

 (AUDAX RANDONNEUR ITALIA)

 2 bonechi  5 arrivo

 

 

La Paris Brest Paris con una macchinina a pedali: la Ferrirari

 

  CAPITA CHE OGNI 4 ANNI SI TENGA LA PARIS BREST PARIS

Non ci sono dubbi, la Paris Brest Paris, la più antica, celebrata e partecipata randonnée del mondo, è

l’appuntamento più atteso tra gli amanti delle lunghe distanze. Ne è conferma anche la diciannovesima edizione che si è popolata di ben 6800 ciclisti provenienti da 66 nazioni diverse. E’ il mondo intero che si ritrova ogni 4 anni in Francia nel bel mezzo del mese di agosto per misurarsi in una ultramaratona no stop di 1200 km. Un campionario di persone diverse, per età, struttura fisica, cultura e mezzi a disposizione, ma tutte animate dalla voglia di conoscenza, da un grande spirito di avventura, coraggio ed un pizzico di follia.

PUO’ CAPITARE CHE IL VILLAGGIO DEI RANDAGI SIA IN UN IMMENSO OVILE

Dopo le ultime 4 edizioni (dal 2003 al 2015) con partenza dal Velodromo Nazionale di Saint Quentin en Yvelines, una delle cinque villes novelles di Parigi dove si respirava aria urbana, l’organizzazione ha scelto Ramboillet, la sede di rappresentanza del Presidente della repubblica francese. L’aria che si respira è decisamente country con il quartier generale situato nella Bergerie Nationale, una grande fattoria immersa in una foresta di querce e conifere. Un suggestivo ovile, fin dal 1926 scuola di pastori ed oggi regno dello sviluppo sostenibile, tanto che l’enorme gregge di randagi deve aver disturbato non poco la quiete di un luogo silenzioso meta prediletta dai parigini in cerca di pace.

PUO’ CAPITARE CHE LA NAZIONALE ITALIANA SIA LA PIU’ BELLA

Si era capito fin dal raduno di Scarperia nel Mugello che l’Italia avrebbe fatto sul serio. La conferma si è avuta a Ramboillet dove è emersa la forza e la coesione di una grande squadra, organizzata come non mai con Casa Italia, il servizio bag drop, la promozione dei grandi eventi dell’Italia del Grand Tour, il capitan Leone e la capitana Zizza ed anche il velomobile Ferrirari, il più fotografato tra tutti i mezzi presenti. Ma più di ogni altra cosa ha contato il sorriso di 400 donne ed uomini vestiti di una stupenda divisa e tutti con la gioia in faccia nonostante l’insistente pioggerella francese. Bella Italia, ammirata e rispettata dal mondo intero.

PUO’ CAPITARE CHE TI SERVA SOLO LA CARTA DI CREDITO

Strana e da indagare l’evoluzione che i francesi hanno avuto con il tempo. Nel 2003 se non presentavi un certificato medico agonistico non posteriore di 6 mesi non era possibile partire. Oggi ci si deve preoccupare solo di portarsi dietro una carta di credito perché, una volta iscritto ed hai un numero, nulla ti viene richiesto. E pensare che Audax Italia e gli organizzatori del Bel Paese sono costretti dalle normative vigenti a trovare forme di validazione e tutela dei certificati medici e devono dibattersi ogni anno ad interpretare ed attuare disposizioni sempre più complesse e contraddittorie. Possibile prender nota ed imparare qualcosa dai francesi?

PUO’ CAPITARE DI PARTIRE A GRAN VELOCITA’

Le partenze dei gruppi di 300/400 ciclisti a distanza di 15 minuti l’uno dall’altro sono ben regolate nonostante alcune titubanze dovute a delle incertezze organizzative prevedibili in un nuovo contesto.

Si parte sempre troppo veloci e si arriva troppo lenti. Quello di non farsi prendere dalle fregole è una promessa mancata a noi stessi e si ripete in ogni edizione. Il problema è che si viaggia bene tra due ali di folla plaudenti in direzione di Mortagne au Perche dove si lascia l’Ile de France e si fa ingresso in Normandia. La notte si incontra lungo la strada ma le centinaia di luci delle bici che scorrono in ordine te la fanno sembrar giorno. Il controllo notturno è a Villaines la Juhel al km 217. Per tutto il viaggio a notti fredde ed umide fanno riscontro giornate con l’inaspettato sole ed al prevedibile vento. Sapersi vestire è fondamentale e portarsi una coperta di sopravvivenza è prudente. Alimentarsi sempre e con gusto lo è altrettanto. Evitare porcherie è una regola. La testa è fondamentale quanto le gambe, va tenuta fresca e sveglia. La segnaletica contiene tentazioni che vanno combattute. Nel tratto della Normandia spesso ti invita a prendere vie diverse: a destra per Rouen, dove fu messa al rogo Giovanna d’Arco, ed a sinistra per Le Mans dove, onestamente, la Ferrirari non è competitiva. Meglio procedere diritti in direzione Fougères dove al 306 km il camper con Claudio, Emanuela e Spock attende paziente.

PUO’ CAPITARE DI AVERE L’ILLUSIONE DI ESSERE IN ANTICIPO

Mai pensare di essere in anticipo, ma neppure di essere in ritardo. Quando si partecipa ad una rando bisogna convincerci di essere sempre nel giusto, sia riguardo al percorso, al tempo e quant’altro. La testa deve generare ottimismo e, se la realtà non presenta gli scenari sperati, poco importa perchè arrivare è la vittoria di ognuno. Fougères: Il castello e la città medievale della cittadina bretone sono suggestivi. L’antica capitale della scarpa, con le sue case a graticcio, è forse il centro più bello che si può incontrare lungo un viaggio che ha molto da invidiare a quelli che si fanno in Italia ad eccezione delle persone che fanno la differenza. Infatti donne, uomini e bambini, giorno e notte ti aspettano lungo il percorso, ti incitano, ti aiutano, ti offrono acqua e caffè ed anche un divano per un breve riposo. Una meraviglia umana, commovente! A Fougères siamo solo ad un quarto del percorso ma qualcuno ha già scelto la strada per Saint Malo o Mont Saint Michel. Le ostriche, per chi non ha la giusta motivazione o preparazione, sono una pericolosa attrazione ed hanno il fascino del proibito al pari di una gita a Pigalle.

PUO’ CAPITARE CHE LE AUTO TI GIRINO ALLA LARGA

Sarà per una occasionale forma di rispetto, sarà per una consolidata cultura civica diversa, ma le auto francesi ti superano solo quando la strada lo consente e lo fanno ad oltre un metro e mezzo di distanza; una misura, questa, che in parlamento italiano tentano di introdurre come norma sempre poco prima della caduta di ogni governo. Le strade secondarie che, attraverso le foreste ed una infinita campagna, portano da Fougères a Tinteniac e poi a Quedillac, la sede di Casa Italia presidiata da 4 magnifiche coppie di Nerviano agli ordini del pedalante Mino Repossini, consentono di constatare il buon livello di educazione

degli automobilisti francesi e l’entusiasmo dei bretoni. Aver dormito solo un’ora a Fougères non consente al fisico di rispondere come si deve nell’affrontare le ostiche “pettate” di Becherel, Saint Meen e La Trinite Porhoet. Loudéac si raggiunge al tramonto ma va sempre bene: il villaggio è fiorito anche se conviene

ripartire subito per Carhaix Plouguer. E’ notte ed a Saint Nicolas du Pelem è posto il primo dei controlli segreti. I volontari avvertono che la notte non ci consentirà di gustare la bellezza degli ampi spazi di brughiere e torbiere posti lungo la strada che porta a Carhaix. Spazi quest’ultimi segreti e profondi tanto da ispirare leggende e generare misteri. Non è un buon augurio per chi, con il velomobile si trova spesso a viaggiare in profonda solitudine. Che strano questo missile a pedali: un veicolo che ispira il massimo della socialità quando è fermo e si dimostra asociale in movimento. Tutti si avvicinano e chiedono cosa sia, dove siano i pedali e come si faccia a frenare quando è mitemente posteggiato e tutti lo salutano, fuggendone la compagnia, quando viaggia, lentissimo in salita e velocissimo in discesa.

PUO’ CAPITARE CHE BREST NON ARRIVI MAI

Carhaix Plouguer è il luogo dove un un randonnée deve chiedersi: che fare? Si racconta che fu il luogo dove Re Artù incontrò Ginevra. Può darsi che oggi qualche fanciulla di nome Ginevra sia tra le tante volontarie

che si adoperano per rifocillare i ciclisti affamati ma è meglio non chiedere, non c’è tempo e per arrivare al giro di boa di Brest mancano poco meno di 90 km e si tratta di programmare bene riposo e viaggio. C’è da affrontare la salita delle montagne dell’Arrée, la più lunga e temibile quando nelle altre 4 edizioni, con la bici essendo già 6/7 ore in anticipo, si è affrontata di notte. Il ripetitore televisivo, posto in vetta ai 383 metri di Roc’h Tréudon, appare inarrivabile e sembra che si nasconda sempre. Naturale che venga maledetto dai più. E’ talmente antipatico che viene quasi da giustificare i nazionalisti bretoni che nel 1974 lo fecero saltare piazzandovi delle potenti bombe. Qualcuno dice che non furono loro ma dei provocatori o sicari al soldo di inconfessabili poteri. Sembra una storia italiana, ma sta di fatto che per mesi i bretoni non videro la tv, alcuni felici del fatto ed altri meno.  Fare la salita all’alba, ammirare la natura del Parco Naturale d’Armonique, oltre che metterti al riparo dalle inquietanti leggende celtiche sulla stregoneria, ti riconcilia anche con l’antenna di Roc’h Tréduon e ti consente di arrivare a Brest, bella città portuale fondata dai romani, con tanta energia e spirito positivo. Arrivare in ritardo ma fiduciosi tanto da meritarsi la tradizionale foto sul ponte dell’Iroise.

PUO’ CAPITARE CHE I PIEDI SI STIANO LESSANDO E CHE IL SONNO PRESENTI IL CONTO

La sosta a Brest ai piedi del camper non è stata poi così tanto ristoratrice ed il viaggio di ritorno verso Roc’h Tréudon, Carhaix e Loudeac si fa difficile. Errore, bisogna riposare quanto serve. Ammirare due fortunati

con il parapendio fa dimenticare in parte la fatica ma non l’annulla. L’andamento è lento e la fermata a Saint Nicolas, ormai calato il sole, è obbligatoria ed un bel minestrone bretone ispira un opportuno sonno con testa ben appoggiata al tavolo dove tedeschi e giapponesi, distinguibili dal diverso approccio a ronfare, danno vita ad un inedito concerto notturno. Alla ripartenza il vantaggio dell’andata si è trasformato in ritardo rispetto ad una ipotetica tabella di marcia che si fa sempre per non rispettarla mai.

PUO’ CAPITARE CHE, CON IL GIORNO, SI RIACCENDA LA LUCE

Da Loudeac a Tinténiac fino a Fougères, che è posta al km 924, sono i francesi e la luce del giorno che fanno la differenza. E’ un incitamento continuo e gli italiani vengono individuati ed acclamati più di ogni altro.

C’è da chiedersi da dove provenga questa simpatia e questo particolare affetto. Lungo la strada molti sono i ristori improvvisati dove, in modo gratuito e con un “cinque” o una foto ricordo, si fornisce assistenza e conforto. In Italia manco a sognarli anche se, nella tipica forma di “ristoro abusivo” la randonnée 999 è stata omaggiata in Campania da alcune associazioni che, lungo la costa salernitana ed a Lioni, hanno sperimentato quella potrebbe definirsi come la civiltà dell’accoglienza fornendo graditissimi e colorati servizi.

PUO’ CAPITARE CHE STRANE VISIONI NOTTURNE E BRETONI FIN TROPPO GENEROSI TI FACCIANO SMARRIRE LA STRADA

La opportuna sosta rigeneratrice al camper nella tappa Fougères - Villaines la Juhel ha fatto pensare ad una tratta facile per superare i 1000 km. Ciò che è avvenuto è proprio il contrario e nella notte arriva la crisi più nera tale da compromettere il tutto. E’ già notte e le strade si popolano ai lati di gigantesche figure: incontro Don Chisciotte, poi Il gatto a braccetto con la volpe. La Gioconda si presenta ingrassata in un inedito profilo boteriano. Garibaldi pare incillito (termine rurale per indicare una forma di eccessiva eccitazione causata da un motivo non confessabile) di fronte ad una sinuosa Belen che, spinta dal vento o dal desiderio di conoscere l’eroe dei due mondi, ondeggia di fronte a lui senza mai toccarlo. E lui allunga il fucile ma non riesce nell’intento; povero Garibaldi, quando deve aver sofferto! Tocco quasi d’istinto i freni e mi trovo a 10 centimetri dal muretto di un casolare. Mi desto, respiro, prendo il telo di pile, stacco i piedi dai pedali e dormo. Forse 30 minuti e forse di più quando le voci di alcuni ciclisti, probabilmente inglesi o americani, mi segnalano che son vivo. Riprendo perplesso la marcia ma la salita mi fa perdere il gruppetto e la discesa non mi premia in quanto alcune auto che viaggiano in senso contrario mi oscurano la vista. Ecco quale è uno dei punti deboli dei velomobili: pedalare sdraiati non fa vedere la strada e devi quasi fermarti quando incontri un mezzo che ti abbaglia. Per fortuna il traffico è modesto ma il problema è serio. Poi arriva lo smarrimento totale condiviso con altri disperati che hanno accolto l’invito di un gruppo di cittadini festanti di deviare verso un’altra sperduta località dove ci aspettano altri bretoni in festa per donarci caffè e dolci. Solo ora ho ricostruito che il villaggio era Champgenéteux, ben fuori dal percorso. C’era una festa ed evidentemente i fin troppo gentili bretoni avevano piacere che se ne godesse anche noi. Via vai di ciclisti dispersi ed infine la salvifica strada D20 che porta fortunatamente verso il controllo di Villaines la Juhel.

Colpa degli organizzatori o dei bretoni? No, colpa di quel manipolo di bischeri di varie nazionalità che, di fuori come cammelli, ha perso la bussola della traccia e non ha seguito la frecciatura peraltro perfetta. Son cose che succedono e che provocano una sicura arrabbiatura che è bene che finisca prima che inizi. Tutto ciò succede anche a scapito del prezioso staff di appoggio, subito avvisato per modificare il programma dell’ultima sosta. Tre ore perse non si recuperano ma, in fondo l’importante è non farsi prendere dallo sconforto ed arrivare a Rambolillet, costi quel che costi. Del resto all’arrivo mancano solo 200 km.

CAPITA CHE SI RIACCENDA LA SPERANZA DI ARRIVARE SANO E SALVO E CHE SI ARRIVI VERAMENTE

Ormai, come si usa dire, il “meno è fatto” e si può programmare l’arrivo a Ramboillet giusto per l’ora di pranzo. In passato nelle altre 4 edizioni, pedalate con un mezzo antico che porta il nome di biciletta, ero almeno 10/15 ore in anticipo ed arrivavo sempre la notte in un contesto triste di gente che dormiva e pochi ad attenderti ed a renderti omaggio. Ora l’arrivo è previsto in pieno giorno e così sarà possibile trovare molte persone ad applaudire il mio Ferrirari. Sfido chiunque a dire di non esserne gratificato. In fondo i

“piacioni” che partecipano all’Eroica solo per farsi riprendere dalle TV non partono certo alle 5 del mattino ma aspettano sapientemente le 8/9 quando i mass media sono all’opera. Quindi? Meglio tardi che presto per dare un po’ di spazio al tuo malcelato ego tenuto a bada fin troppo lungo tutti i 1200 km. E sarà così perché l’accoglienza all’arrivo supera ogni aspettativa con una festa che ripaga di ogni sforzo. La curiosità per la Ferrirari ed i gesti affettuosi dei presenti vanno oltre ogni merito e la medaglia ricevuta pure.

Medaglia che andrebbe condivisa da un’amico, un’amica e Spock, l’enorme cane che ci ha accompagnato per tutto il viaggio e che, a detta di alcuni malevoli mi ha tirato come come una slitta nelle salite più dure. Ma questo è tutto da dimostrare come da dimostrare è l’autenticità del ritrovamento archeologico: la mummia trovata nel sarcofago rosso da un addetto agli arrivi a Ramboillet.

Rispetto alle esperienze in bici il tempo impiegato sarà di 10/15 ore in più e non poteva essere diversamente con un mezzo di 30 kg contro gli 8 kg. Ci sarà da riflettere sull’effettiva competitività

dell’amata Ferrirari in quanto l’amico olandese mi ha confessato che il suo mezzo e quello di quasi tutti i velomobili con supera i 24/25 km. Ma lo sappiamo bene: Ferrari, e di conseguenza Ferrirari, è un brand straordinario ma deve migliorarsi e lo farà. In compenso il fisico e lo stato di salute è migliore delle altre 4 volte: nessun problema se non un naturale intorpidimento delle dita dei piedi. Bene così.

NON PUO’ CAPITARE CHE NON SI PARTECIPI ALLA PARIS BREST PARIS NEL 2023

Così è (se vi pare) e che la salute e lo spirito presente in una età che si può definire “apprezzabile” non ci abbandoni.

Luca Bonechi (racconto dei primi di settembre a mente tiepida

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