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COSE CHE POSSONO CAPITARE AGLI AUDACI di Luca Bonechi affiliato CSAIn Società Bike Rando - Presidente ARI (AUDAX RANDONNEUR ITALIA)

nazionale ari

 (AUDAX RANDONNEUR ITALIA)

 2 bonechi  5 arrivo

 

 

La Paris Brest Paris con una macchinina a pedali: la Ferrirari

 

  CAPITA CHE OGNI 4 ANNI SI TENGA LA PARIS BREST PARIS

Non ci sono dubbi, la Paris Brest Paris, la più antica, celebrata e partecipata randonnée del mondo, è

l’appuntamento più atteso tra gli amanti delle lunghe distanze. Ne è conferma anche la diciannovesima edizione che si è popolata di ben 6800 ciclisti provenienti da 66 nazioni diverse. E’ il mondo intero che si ritrova ogni 4 anni in Francia nel bel mezzo del mese di agosto per misurarsi in una ultramaratona no stop di 1200 km. Un campionario di persone diverse, per età, struttura fisica, cultura e mezzi a disposizione, ma tutte animate dalla voglia di conoscenza, da un grande spirito di avventura, coraggio ed un pizzico di follia.

PUO’ CAPITARE CHE IL VILLAGGIO DEI RANDAGI SIA IN UN IMMENSO OVILE

Dopo le ultime 4 edizioni (dal 2003 al 2015) con partenza dal Velodromo Nazionale di Saint Quentin en Yvelines, una delle cinque villes novelles di Parigi dove si respirava aria urbana, l’organizzazione ha scelto Ramboillet, la sede di rappresentanza del Presidente della repubblica francese. L’aria che si respira è decisamente country con il quartier generale situato nella Bergerie Nationale, una grande fattoria immersa in una foresta di querce e conifere. Un suggestivo ovile, fin dal 1926 scuola di pastori ed oggi regno dello sviluppo sostenibile, tanto che l’enorme gregge di randagi deve aver disturbato non poco la quiete di un luogo silenzioso meta prediletta dai parigini in cerca di pace.

PUO’ CAPITARE CHE LA NAZIONALE ITALIANA SIA LA PIU’ BELLA

Si era capito fin dal raduno di Scarperia nel Mugello che l’Italia avrebbe fatto sul serio. La conferma si è avuta a Ramboillet dove è emersa la forza e la coesione di una grande squadra, organizzata come non mai con Casa Italia, il servizio bag drop, la promozione dei grandi eventi dell’Italia del Grand Tour, il capitan Leone e la capitana Zizza ed anche il velomobile Ferrirari, il più fotografato tra tutti i mezzi presenti. Ma più di ogni altra cosa ha contato il sorriso di 400 donne ed uomini vestiti di una stupenda divisa e tutti con la gioia in faccia nonostante l’insistente pioggerella francese. Bella Italia, ammirata e rispettata dal mondo intero.

PUO’ CAPITARE CHE TI SERVA SOLO LA CARTA DI CREDITO

Strana e da indagare l’evoluzione che i francesi hanno avuto con il tempo. Nel 2003 se non presentavi un certificato medico agonistico non posteriore di 6 mesi non era possibile partire. Oggi ci si deve preoccupare solo di portarsi dietro una carta di credito perché, una volta iscritto ed hai un numero, nulla ti viene richiesto. E pensare che Audax Italia e gli organizzatori del Bel Paese sono costretti dalle normative vigenti a trovare forme di validazione e tutela dei certificati medici e devono dibattersi ogni anno ad interpretare ed attuare disposizioni sempre più complesse e contraddittorie. Possibile prender nota ed imparare qualcosa dai francesi?

PUO’ CAPITARE DI PARTIRE A GRAN VELOCITA’

Le partenze dei gruppi di 300/400 ciclisti a distanza di 15 minuti l’uno dall’altro sono ben regolate nonostante alcune titubanze dovute a delle incertezze organizzative prevedibili in un nuovo contesto.

Si parte sempre troppo veloci e si arriva troppo lenti. Quello di non farsi prendere dalle fregole è una promessa mancata a noi stessi e si ripete in ogni edizione. Il problema è che si viaggia bene tra due ali di folla plaudenti in direzione di Mortagne au Perche dove si lascia l’Ile de France e si fa ingresso in Normandia. La notte si incontra lungo la strada ma le centinaia di luci delle bici che scorrono in ordine te la fanno sembrar giorno. Il controllo notturno è a Villaines la Juhel al km 217. Per tutto il viaggio a notti fredde ed umide fanno riscontro giornate con l’inaspettato sole ed al prevedibile vento. Sapersi vestire è fondamentale e portarsi una coperta di sopravvivenza è prudente. Alimentarsi sempre e con gusto lo è altrettanto. Evitare porcherie è una regola. La testa è fondamentale quanto le gambe, va tenuta fresca e sveglia. La segnaletica contiene tentazioni che vanno combattute. Nel tratto della Normandia spesso ti invita a prendere vie diverse: a destra per Rouen, dove fu messa al rogo Giovanna d’Arco, ed a sinistra per Le Mans dove, onestamente, la Ferrirari non è competitiva. Meglio procedere diritti in direzione Fougères dove al 306 km il camper con Claudio, Emanuela e Spock attende paziente.

PUO’ CAPITARE DI AVERE L’ILLUSIONE DI ESSERE IN ANTICIPO

Mai pensare di essere in anticipo, ma neppure di essere in ritardo. Quando si partecipa ad una rando bisogna convincerci di essere sempre nel giusto, sia riguardo al percorso, al tempo e quant’altro. La testa deve generare ottimismo e, se la realtà non presenta gli scenari sperati, poco importa perchè arrivare è la vittoria di ognuno. Fougères: Il castello e la città medievale della cittadina bretone sono suggestivi. L’antica capitale della scarpa, con le sue case a graticcio, è forse il centro più bello che si può incontrare lungo un viaggio che ha molto da invidiare a quelli che si fanno in Italia ad eccezione delle persone che fanno la differenza. Infatti donne, uomini e bambini, giorno e notte ti aspettano lungo il percorso, ti incitano, ti aiutano, ti offrono acqua e caffè ed anche un divano per un breve riposo. Una meraviglia umana, commovente! A Fougères siamo solo ad un quarto del percorso ma qualcuno ha già scelto la strada per Saint Malo o Mont Saint Michel. Le ostriche, per chi non ha la giusta motivazione o preparazione, sono una pericolosa attrazione ed hanno il fascino del proibito al pari di una gita a Pigalle.

PUO’ CAPITARE CHE LE AUTO TI GIRINO ALLA LARGA

Sarà per una occasionale forma di rispetto, sarà per una consolidata cultura civica diversa, ma le auto francesi ti superano solo quando la strada lo consente e lo fanno ad oltre un metro e mezzo di distanza; una misura, questa, che in parlamento italiano tentano di introdurre come norma sempre poco prima della caduta di ogni governo. Le strade secondarie che, attraverso le foreste ed una infinita campagna, portano da Fougères a Tinteniac e poi a Quedillac, la sede di Casa Italia presidiata da 4 magnifiche coppie di Nerviano agli ordini del pedalante Mino Repossini, consentono di constatare il buon livello di educazione

degli automobilisti francesi e l’entusiasmo dei bretoni. Aver dormito solo un’ora a Fougères non consente al fisico di rispondere come si deve nell’affrontare le ostiche “pettate” di Becherel, Saint Meen e La Trinite Porhoet. Loudéac si raggiunge al tramonto ma va sempre bene: il villaggio è fiorito anche se conviene

ripartire subito per Carhaix Plouguer. E’ notte ed a Saint Nicolas du Pelem è posto il primo dei controlli segreti. I volontari avvertono che la notte non ci consentirà di gustare la bellezza degli ampi spazi di brughiere e torbiere posti lungo la strada che porta a Carhaix. Spazi quest’ultimi segreti e profondi tanto da ispirare leggende e generare misteri. Non è un buon augurio per chi, con il velomobile si trova spesso a viaggiare in profonda solitudine. Che strano questo missile a pedali: un veicolo che ispira il massimo della socialità quando è fermo e si dimostra asociale in movimento. Tutti si avvicinano e chiedono cosa sia, dove siano i pedali e come si faccia a frenare quando è mitemente posteggiato e tutti lo salutano, fuggendone la compagnia, quando viaggia, lentissimo in salita e velocissimo in discesa.

PUO’ CAPITARE CHE BREST NON ARRIVI MAI

Carhaix Plouguer è il luogo dove un un randonnée deve chiedersi: che fare? Si racconta che fu il luogo dove Re Artù incontrò Ginevra. Può darsi che oggi qualche fanciulla di nome Ginevra sia tra le tante volontarie

che si adoperano per rifocillare i ciclisti affamati ma è meglio non chiedere, non c’è tempo e per arrivare al giro di boa di Brest mancano poco meno di 90 km e si tratta di programmare bene riposo e viaggio. C’è da affrontare la salita delle montagne dell’Arrée, la più lunga e temibile quando nelle altre 4 edizioni, con la bici essendo già 6/7 ore in anticipo, si è affrontata di notte. Il ripetitore televisivo, posto in vetta ai 383 metri di Roc’h Tréudon, appare inarrivabile e sembra che si nasconda sempre. Naturale che venga maledetto dai più. E’ talmente antipatico che viene quasi da giustificare i nazionalisti bretoni che nel 1974 lo fecero saltare piazzandovi delle potenti bombe. Qualcuno dice che non furono loro ma dei provocatori o sicari al soldo di inconfessabili poteri. Sembra una storia italiana, ma sta di fatto che per mesi i bretoni non videro la tv, alcuni felici del fatto ed altri meno.  Fare la salita all’alba, ammirare la natura del Parco Naturale d’Armonique, oltre che metterti al riparo dalle inquietanti leggende celtiche sulla stregoneria, ti riconcilia anche con l’antenna di Roc’h Tréduon e ti consente di arrivare a Brest, bella città portuale fondata dai romani, con tanta energia e spirito positivo. Arrivare in ritardo ma fiduciosi tanto da meritarsi la tradizionale foto sul ponte dell’Iroise.

PUO’ CAPITARE CHE I PIEDI SI STIANO LESSANDO E CHE IL SONNO PRESENTI IL CONTO

La sosta a Brest ai piedi del camper non è stata poi così tanto ristoratrice ed il viaggio di ritorno verso Roc’h Tréudon, Carhaix e Loudeac si fa difficile. Errore, bisogna riposare quanto serve. Ammirare due fortunati

con il parapendio fa dimenticare in parte la fatica ma non l’annulla. L’andamento è lento e la fermata a Saint Nicolas, ormai calato il sole, è obbligatoria ed un bel minestrone bretone ispira un opportuno sonno con testa ben appoggiata al tavolo dove tedeschi e giapponesi, distinguibili dal diverso approccio a ronfare, danno vita ad un inedito concerto notturno. Alla ripartenza il vantaggio dell’andata si è trasformato in ritardo rispetto ad una ipotetica tabella di marcia che si fa sempre per non rispettarla mai.

PUO’ CAPITARE CHE, CON IL GIORNO, SI RIACCENDA LA LUCE

Da Loudeac a Tinténiac fino a Fougères, che è posta al km 924, sono i francesi e la luce del giorno che fanno la differenza. E’ un incitamento continuo e gli italiani vengono individuati ed acclamati più di ogni altro.

C’è da chiedersi da dove provenga questa simpatia e questo particolare affetto. Lungo la strada molti sono i ristori improvvisati dove, in modo gratuito e con un “cinque” o una foto ricordo, si fornisce assistenza e conforto. In Italia manco a sognarli anche se, nella tipica forma di “ristoro abusivo” la randonnée 999 è stata omaggiata in Campania da alcune associazioni che, lungo la costa salernitana ed a Lioni, hanno sperimentato quella potrebbe definirsi come la civiltà dell’accoglienza fornendo graditissimi e colorati servizi.

PUO’ CAPITARE CHE STRANE VISIONI NOTTURNE E BRETONI FIN TROPPO GENEROSI TI FACCIANO SMARRIRE LA STRADA

La opportuna sosta rigeneratrice al camper nella tappa Fougères - Villaines la Juhel ha fatto pensare ad una tratta facile per superare i 1000 km. Ciò che è avvenuto è proprio il contrario e nella notte arriva la crisi più nera tale da compromettere il tutto. E’ già notte e le strade si popolano ai lati di gigantesche figure: incontro Don Chisciotte, poi Il gatto a braccetto con la volpe. La Gioconda si presenta ingrassata in un inedito profilo boteriano. Garibaldi pare incillito (termine rurale per indicare una forma di eccessiva eccitazione causata da un motivo non confessabile) di fronte ad una sinuosa Belen che, spinta dal vento o dal desiderio di conoscere l’eroe dei due mondi, ondeggia di fronte a lui senza mai toccarlo. E lui allunga il fucile ma non riesce nell’intento; povero Garibaldi, quando deve aver sofferto! Tocco quasi d’istinto i freni e mi trovo a 10 centimetri dal muretto di un casolare. Mi desto, respiro, prendo il telo di pile, stacco i piedi dai pedali e dormo. Forse 30 minuti e forse di più quando le voci di alcuni ciclisti, probabilmente inglesi o americani, mi segnalano che son vivo. Riprendo perplesso la marcia ma la salita mi fa perdere il gruppetto e la discesa non mi premia in quanto alcune auto che viaggiano in senso contrario mi oscurano la vista. Ecco quale è uno dei punti deboli dei velomobili: pedalare sdraiati non fa vedere la strada e devi quasi fermarti quando incontri un mezzo che ti abbaglia. Per fortuna il traffico è modesto ma il problema è serio. Poi arriva lo smarrimento totale condiviso con altri disperati che hanno accolto l’invito di un gruppo di cittadini festanti di deviare verso un’altra sperduta località dove ci aspettano altri bretoni in festa per donarci caffè e dolci. Solo ora ho ricostruito che il villaggio era Champgenéteux, ben fuori dal percorso. C’era una festa ed evidentemente i fin troppo gentili bretoni avevano piacere che se ne godesse anche noi. Via vai di ciclisti dispersi ed infine la salvifica strada D20 che porta fortunatamente verso il controllo di Villaines la Juhel.

Colpa degli organizzatori o dei bretoni? No, colpa di quel manipolo di bischeri di varie nazionalità che, di fuori come cammelli, ha perso la bussola della traccia e non ha seguito la frecciatura peraltro perfetta. Son cose che succedono e che provocano una sicura arrabbiatura che è bene che finisca prima che inizi. Tutto ciò succede anche a scapito del prezioso staff di appoggio, subito avvisato per modificare il programma dell’ultima sosta. Tre ore perse non si recuperano ma, in fondo l’importante è non farsi prendere dallo sconforto ed arrivare a Rambolillet, costi quel che costi. Del resto all’arrivo mancano solo 200 km.

CAPITA CHE SI RIACCENDA LA SPERANZA DI ARRIVARE SANO E SALVO E CHE SI ARRIVI VERAMENTE

Ormai, come si usa dire, il “meno è fatto” e si può programmare l’arrivo a Ramboillet giusto per l’ora di pranzo. In passato nelle altre 4 edizioni, pedalate con un mezzo antico che porta il nome di biciletta, ero almeno 10/15 ore in anticipo ed arrivavo sempre la notte in un contesto triste di gente che dormiva e pochi ad attenderti ed a renderti omaggio. Ora l’arrivo è previsto in pieno giorno e così sarà possibile trovare molte persone ad applaudire il mio Ferrirari. Sfido chiunque a dire di non esserne gratificato. In fondo i

“piacioni” che partecipano all’Eroica solo per farsi riprendere dalle TV non partono certo alle 5 del mattino ma aspettano sapientemente le 8/9 quando i mass media sono all’opera. Quindi? Meglio tardi che presto per dare un po’ di spazio al tuo malcelato ego tenuto a bada fin troppo lungo tutti i 1200 km. E sarà così perché l’accoglienza all’arrivo supera ogni aspettativa con una festa che ripaga di ogni sforzo. La curiosità per la Ferrirari ed i gesti affettuosi dei presenti vanno oltre ogni merito e la medaglia ricevuta pure.

Medaglia che andrebbe condivisa da un’amico, un’amica e Spock, l’enorme cane che ci ha accompagnato per tutto il viaggio e che, a detta di alcuni malevoli mi ha tirato come come una slitta nelle salite più dure. Ma questo è tutto da dimostrare come da dimostrare è l’autenticità del ritrovamento archeologico: la mummia trovata nel sarcofago rosso da un addetto agli arrivi a Ramboillet.

Rispetto alle esperienze in bici il tempo impiegato sarà di 10/15 ore in più e non poteva essere diversamente con un mezzo di 30 kg contro gli 8 kg. Ci sarà da riflettere sull’effettiva competitività

dell’amata Ferrirari in quanto l’amico olandese mi ha confessato che il suo mezzo e quello di quasi tutti i velomobili con supera i 24/25 km. Ma lo sappiamo bene: Ferrari, e di conseguenza Ferrirari, è un brand straordinario ma deve migliorarsi e lo farà. In compenso il fisico e lo stato di salute è migliore delle altre 4 volte: nessun problema se non un naturale intorpidimento delle dita dei piedi. Bene così.

NON PUO’ CAPITARE CHE NON SI PARTECIPI ALLA PARIS BREST PARIS NEL 2023

Così è (se vi pare) e che la salute e lo spirito presente in una età che si può definire “apprezzabile” non ci abbandoni.

Luca Bonechi (racconto dei primi di settembre a mente tiepida

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La 7^ GF SCOTT PIACENZA 2019

premiazioni

GRUPPO IN PARTENZA

PODIO GF  podio al feminile del corto

arrivo LUCA CHIESA CORSARI

Il 1° settembre 2019 a Piacenza circa 1200 ciclisti hanno preso parte alla 7a Gran Fondo Scott, fiore all’occhiello di CSAIn e in particolare del comitato Provinciale Csain di Piacenza. Viste queste concomitanze, i 1200 iscritti rappresentano un buon risultato, segno del gradimento che questa manifestazione ha saputo costruire negli anni.   Difatti la manifestazione si è svolta il medesimo giorno in cui a Solden si svolgeva l’Oetztaler e in Polonia si disputavano i Campionati Mondiali Master UCI. L’ASD Eventi organizzatrice per il 15° anno (8 GF Colnago e 7 GF Scott) della manifestazione ha dato veramente il massimo da tutti i punti di vista avendo , come sempre un occhio di riguardo per la sicurezza. 129 i volontari ASA CSAIn impegnati sulle strade, con un’altra cinquantina di volontari tra Protezione Civile , servizio di Pubblica assistenza Anpas, oltre alle forze dell’ordine : Polizia Locale , Polizia Provinciale , Polstrada.

Fondamentale in testa alla corsa l' ex ispettore della POLSTRADA Aniello Pepe con funzione di apripista e regolatore, come eccellente il servizio di Vito Mulazzani col suo team di scorta tecnica in moto forte dell’esperienza dei ripetuti servizi al Giro d’Italia.

La manifestazione odierna era articolata su due percorsi Gran Fondo da 120 km ,gestita in collaborazione con la FCI secondo i canoni previsti in convenzione, con i Giudici Orzi , Gulmanelli e Lucchesi , e Medio fondo da 100 km.

Il percorso lungo ha visto il trionfo di Luca Chiesa del Team GF Scott , alla sua seconda vittoria consecutiva in questa manifestazione, precedendo Luca Pozzetto dell’ASD Cicli Copparo e il compagno di squadra Mattia Fraternali.

Per le donne vittoria sul lungo di Erika Tesenko del team Mg K Vis su Jessica Leonardi Biemme Garda Sport e buona terza Luisa Isonni Asd Boario.

Il percorso più corto ha visto la vittoria di Marco Trevisan Highroad team davanti al compagno di team Alessandro Motta e Matteo Milanesi , atleta di casa del Team Perini.

Ilaria Lombardo MG K Vis ha fatto sua la Medio fondo femminile precedendo Alessia Bortoli dello Stemax Team e Eleonara Calvi della Roadman Azimut.

Magnifiche le premiazioni e le azioni di solidarietà che hanno fatto da contorno alla manifestazione. Il Presidente Renato Pera ci tiene ad evidenziare che ,   dopo le 15 Gran Fondo di Piacenza,     quello che resterà di più nei nostri pensieri sarà la Sicurezza e la Solidarietà.

Solidarietà caratterizzata nel 2019 tra l’altro dalla consegna di un assegno pari ad un euro ad iscritto all’Associazione Bambino Cardiopatico. Grande importanza va anche data alla manifestazione di Spinning , svoltasi il sabato finalizzata alla raccolta di fondi per i “ Corsari della Maratona” una Onlus che aiuta le persone con disabilità motorie. Sono solo alcuni momenti ma che danno grande soddisfazione per 15 anni trascorsi insieme.

Un velo di tristezza ha coinvolto tutti partecipanti e volontari all’annuncio che questa sarà l’ultima edizione della Gran Fondo di Piacenza , ma gli organizzatori hanno già promesso che ci presenteranno un nuovo format , un nuovo tipo di manifestazione per l’anno prossimo. Colmi di curiosità aspettiamo fiduciosi il 2020.

A cura Ufficio Stampa Csainciclismo

 ORDINE DI ARRIVO GF

ORDINE DI ARRIVO MF

 GLI ADDETTI ALLA SICUREZZA SANITARIA

spinning

 ristoro

 

 

 

 

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Incoronati a Borgo D’Ale (VC) i campioni Nazionali Mtb Csain 2019!

CAMPIONI NAZIONALI MTB

https://www.facebook.com/elisa.zoggia/videos/10219431221720782/

RICONDA  catizzone

SQuadre

L'immagine può contenere: 3 persone, tra cui Gianni Riconda, persone che sorridono, cielo e spazio all'aperto

 album

Domenica 1 settembre, le ferie sono ormai un ricordo nella memoria ma per qualcuno il mese di agosto è stato una lunga intensa preparazione per quello che nel calendario fuoristrada è l’evento principe, l’appuntamento irrevocabile impresso a fuoco sul calendario agonistico.

A Borgo d’Ale, un comune che conta circa 2500 abitanti nella campagna vercellese, famoso per le pesche e la produzione ortofrutticola, un appassionato del ciclismo fuoristrada ed esperto organizzatore noto in tutto il Piemonte dedica durante il lungo mese di agosto tutte le sue ore libere alla preparazione di ogni dettaglio per l’evento che sta organizzando sotto l’egida Csain: è Gianni Riconda, inesauribile fonte di sorprese ed eventi, tracciati e consigli per gli organizzatori delle gare mtb.

Al suo fianco fin dalle primissime ore di questo soleggiato mattino è Carmine Catizzone, che con Riconda forma una squadra imbattibile, e che contribuisce ad ogni manifestazione con gonfiabili, impianto acustico e tutto quanto serve a rendere una bella gara un vero evento indimenticabile.

E la risposta dal mondo del fuoristrada non tarda ad arrivare: saranno oltre 130 i partecipanti che si presenteranno al via domenica 1 settembre, provenienti naturalmente dalle province piemontesi ma da regioni limitrofe come la Lombardia e meno vicine come la Toscana, e ad ognuno di loro viene omaggiato un cestino di succulente pesce di Borgo d’Ale. Lo spettacolo è assicurato, e garantito anche dal tracciato di gara che riassume in 7 chilometri di circuito difficoltà tecniche e tratti più veloci, il terreno ideale in cui dar vita a memorabili battaglie sui pedali.

Parte per prima la seconda fascia, divisi per categoria i concorrenti si lanciano nei boschi della collina borgodalese e fin da subito è un acceso scontro sportivo, alimentato dalle incitazioni del pubblico presente sul piazzale. Un solo giro del percorso è quello che devono affrontare i giovanissimi ciclisti della categoria Primavera, che pur non risparmiano le energie: seguendo i consigli dei più esperti compagni di squadra Simone Amadio (Pedale Leynicese) parte a tutta cercando subito di avvantaggiarsi, ma Fabio Mungo (Bilake Miasino) alle sue spalle non cede e si lancia all’inseguimento. Il vantaggio però si rivela prezioso e il portacolori del Pedale Leynicese ne fa tesoro andando a cogliere il titolo tricolore a braccia alzate.

Non hanno altrettanta fortuna i compagni di squadra Leynicesi della categoria Debuttanti: sono infatti i talenti della Fulvia Pagliughi Danilo Allamanno e Marco Campesato a dettare un ritmo per gli altri insostenibile andando a conquistare rispettivamente il primo e secondo gradino del podio e registrando il miglior tempo tra i concorrenti che hanno percorso 3 giri del tracciato con 1 ora, 2 minuti e 33 secondi di gara. Medaglia di bronzo per Mattia Amadio (Pedale Leynicese) e ai piedi del podio troviamo Alberto Voredini (Bikers Team), Stefano Somà (Pedale Leynicese) e Alessandro Tonati (Bilake Miasino).

Tra i Gentlemen 2 non smentisce i pronostici Valter Casalegno (Bikers Team) che conquista il titolo nazionale infliggendo un distacco di quasi tre minuti a Flavio Severico (Lessona Bike Team) che si classifica secondo, mentre a sei minuti taglia il traguardo il terzo classificato Gregorio Carnovale (Bikers Team).

Per la categoria Supergentlemen A vittoria di Claudio Biella (Velo Club Valsesia) ma la maglia tricolore ricade sulle spalle di Claudio Stocco (Bikers Team) che lo segue a breve distanza, tra i Supergentlemen B invece la vittoria ed il titolo nazionale vanno al toscano Massimo Rossi (Jurassic Bike), che ha da poco ripreso a pedalare dopo un riposo forzato e inaugura nel miglior modo il suo rientro alle gare. Alle sue spalle Augusto Bosio (Bikers Team) e l’atleta di casa Angelo Pionna (Team Pedale Pazzo) completano il podio.

Doppietta Bikers Team nella sfida femminile: tra le Donne A il duello è vinto da Marta Giaccaglia davanti a Sofia Mazzuero (Mtb Omegna) e nella categoria Donne B è la sorridente Maria Elena Belfiore a vestire il tricolore davanti a Kathrin Oertel (Mtb Omegna), Cristina Cavallin (Lessona Bike Team), Patrizia Di Massimo (Team Pedale Pazzo) e Rosella Bazzarello (Team Media Bike).

Pochi minuti di attesa per verificare che il percorso sia sgombro, e finalmente prendono il via le categorie della prima fascia. Per loro sono quattro i giri da affrontare: 28 chilometri mozzafiato sotto il sole che col passare delle ore fa sentire prepotentemente la sua presenza nel piazzale, ma che fortunatamente gli alberi schermano per gran parte del percorso.

E’ di Riccardo Ornaghi (Fulvia Pagliughi Cicli) il tempo migliore registrato in questa seconda fase del Campionato Nazionale Csain Mtb 2019, e suo naturalmente il titolo della categoria Senior 2 davanti a Gianluca D’Ambros (Team Viper Ticino) e Massimiliano Vanzulli (Team Isolmant).

A soli 32 secondi, con un tempo di percorrenza di 1 ora 18 minuti e 50 secondi è il portacolori della Jurassic Bike Nicola Oliani a conquistare la maglia di campione nazionale per la categoria Senior 1 seguito da Graziano Zanolla (Lessona Bike Team) e Diego Luidelli (Mtb Cinghios Racing Team).

Tra i Veterani 1 la battaglia è accesa e miete subito le prime vittime: la partenza a fuoco, qualche rischio di troppo e Simone Veronese (PCS) si scontra con il terreno, per lui solo qualche escoriazione ma la caduta causa la rottura del cambio e la sua gara finisce presto. Gli avversari non fanno mancare lo spettacolo: Francesco Apruzzese (TnTeam) prende il comando saldamente in mano e lo mantiene fino al traguardo lasciandosi alle spalle Massimiliano Cossano (Bican Cycling Team) e Antonio Mazzuero (Mtb Omegna).

Nella categoria Veterani 2 il tricolore vola sulle spalle di Gabriele Tacchinardi (Bike & Run Crema) che con un tempo di 1 ora 18 minuti e 54 secondi è il terzo assoluto, mentre Domenico Agostinone (HR Team) e Dario Berardi (Cusatibike) completano il podio di categoria.

Cerruto Carmelo (HR Team) vince la categoria Gentlemen 1, ma la maglia viene vinta da Andrea Tosetto (Andorno Srl – Vini Lusitania) e terzo si classifica Diego Pastorelli (Sc San Damiano).

E se il ristoro nel piazzale delle partenze a base di frutta, dolci e bibite non è bastato a saziare i presenti, al Bar G Smile di Borgo d’Ale è già pronto un secondo ristoro finale a base di ottima pizza e dolci che allieta la breve attesa che precede l’esposizione delle classifiche.

Qualche parola da parte del Coadiutore Nazionale Csain Ciclismo Elisa Zoggia, che riporta il saluto e l’attenzione che il Responsabile Nazionale del Ciclismo Biagio Saccoccio hanno espresso per tutto il movimento piemontese e per questo evento in particolare e che fa proprio l’orgoglio nel vedere il successo della manifestazione rivolgendo ringraziamenti all’organizzazione e a tutti i partecipanti, e parole di soddisfazione anche da parte di Gianni Riconda e Carmine Catizzone, che si dichiarano già pronti a pensare alla prossima stagione di ciclocross con lo stesso entusiasmo, anticipano la vestizione delle maglie.

Sulle note dell’inno nazionale vengono proclamati i Campioni Nazionali Csain Mtb 2019 che sono: Riccardo Ornaghi (Fulvia Pagliughi Cicli) S2, Nicola Oliani (Jurassic Bike) S1, Francesco Apruzzese (TnTeam) V1, Gabriele Tacchinardi (Bike & Run Crema) V2, Marco Raimondo (Fulvia Pagliughi Cicli) Ju, Andrea Tosetto (Andorno Srl – Vini Lusitania) G1, Danilo Allamanno (Fulvia Pagliughi Cicli) Deb, Valter Casalegno (Bikers Team) G2, Claudio Stocco (Bikers Team) SgA, Massimo Rossi (Jurassic Bike) SgB, Marta Giaccaglia (Bikers Team) Donne A, Maria Elena Belfiore (Bikers Team) Donne B, Simone Amadio (Pedale Leynicese) Pr.

E ancora medaglie per il podio Csain di ogni categoria, coppe per le prime tre squadre classificate e premi per tutti i classificati, una lunga cerimonia che non manca di accontentare tutti. E per chi ha resistito fino in fondo una sorpresa: l’ottimo tiramisù fatto in casa e offerto da Gianni Riconda, un modo dolce per concludere questa piacevolissima giornata sportiva.

A cura di Ufficio Stampa

CLASSIFICA 1^ BATTERIA

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JURASSI

 

 

 

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La Parigi Brest Parigi (PBP) l’olimpiade delle randonnée raccontata da Valter Ballarini, affiliato CSAIn Società Bike Rando

IMMAGINE PBP  VALTER BALLARINI

“La Parigi Brest Parigi è la ultra maratona ciclistica che si disputa ogni 4 anni in Francia a partire dal 1931. Dalla prima edizione c’è stato sempre un incremento notevole di partecipanti fino ad arrivare ai 7000 dell’ultima edizione del 2019. Si tratta di percorrere 1200 km partendo da una località nei pressi di Parigi fino a Brest, nella punta estrema della Bretagna, per poi farvi ritorno ripercorrendo più o meno la stessa strada a ritroso.

Il dislivello complessivo è di poco superiore ai 10.000 metri, ma si tratta di un percorso vallonato che alterna salite e discese senza soluzione di continuità. Le località attraversate non sono quelle più note della Francia: si tratta di piccoli borghi agricoli e di città di piccole dimensioni.

Se il territorio attraversato non presenta particolari attrattive, il calore umano che accompagna questa manifestazione è veramente eccezionale. Dalla partenza all’arrivo, di giorno e di notte, lungo la strada, c’è sempre una costante presenza di pubblico che applaude e incita i partecipanti.

Sicuramente è questa presenza eccezionale di pubblico e il calore e la passione che emana che attrae le migliaia di randonneurs provenienti da tutto il mondo.

La PBP (questo è l’acronimo) è una randonnée, anzi l’olimpiade delle randonnée, e in quanto tale, sulla carta, non è competitiva. In realtà si tratta di una delle manifestazioni sportive più estreme al mondo (tenendo conto dell’alto numero dei partecipanti). Pur non essendoci una classifica di merito ufficiale, solo riuscire a completarla entro il tempo massimo di 90 ore è un’impresa “eroica” che non tutti sono in grado di compiere.

Infatti la sfida, prima di tutto con sé stessi e con i propri limiti, è basata sulla capacità di pedalare costantemente, tenendo una media superiore ai 20 km/h, rinunciando al sonno e al recupero fisico (solo microsonni di pochi minuti e mai in un vero letto) e adattandosi ad affrontare tutte le difficoltà che si incontrano: dalle mutevoli condizioni atmosferiche, alla pioggia, al vento, all’escursione termica (dai 30° di giorno ai 3° di notte), fino alla difficoltà di trovare un riparo, se sopraggiungono gli inevitabili “colpi di sonno”, o dei servizi igienici praticabili.

E’ questo calore e questa partecipazione che ti spinge a tentare di portare a termine la sfida, perchè dopo aver pedalato per ore di giorno e di notte sulle belle strade asfaltate della Bretagna, avvicinandoti al giro di boa di Brest, cominciano a farsi sentire la stanchezza, i dolori muscolari e i disagi dovuti alla postura (dopo 20 ore in sella, qualsiasi sottosella si ribella).

Il bisogno di dormire è evidente e segnalato dai numerosi corpi di ciclisti, apparentemente senza vita, sparsi lungo i bordi della strada, con le bici riverse sull’asfalto a segnalare la loro presenza. Una sorta di scenario da “day after” che, in quanto sopravvissuto, ti spinge a pedalare senza fermarti, fino allo sfinimento (inevitabile, ma da evitare).

E’ questa la chiave per affrontare la PBP: saper stare tante ore in sella di seguito, pedalare mantenendo una velocità media superiore ai 20 km/h e un ritmo il più possibile costante (nonostante i continui saliscendi spezzagambe), saper rinunciare al sonno sostituendolo con microsonni, trovare soluzioni logistiche improvvisate per le funzioni vitali minime, avere un abbigliamento tecnico adeguato, alimentarsi con costanza, perdere meno tempo possibile ai controlli, e, soprattutto, viaggiare da soli perchè ciascuno ha i suoi ritmi e la gestione dei limiti personali non può essere condivisa che in piccola parte con altri compagni di avventura.

In realtà alla PBP non si viaggia mai da soli. C’è sempre un gruppo occasionale a cui accodarsi per brevi o lunghi tratti del percorso. Questo è il bello della PBP perchè è l’evento dove le solitudini di ciascuno sono le solitudini di tutti, perchè sono condivise, ma non necessariamente nello stesso spazio e nello stesso tempo. Ciascuno procede concentrato su sé stesso in un flusso ininterrotto che si scompone e ricompone secondo regole che spesso appaiono incomprensibili.

Di notte, le luci rosse dei randonneur, disegnano il percorso da seguire. Dopo poco che pedali nell’oscurità, impari a leggere le discontinuità altimetriche semplicemente osservando queste luci che, in pianura e in discesa, disegnano una linea rossa continua e, nelle salite, si trasformano in piccoli grappoli che, poi, tornano ad essere una linea.

Un’altra caratteristica della PBP è l’odore dei randonneurs (ma è più corretto chiamarla puzza, con il suo vero nome) che si percepisce dopo 4 giorni e 4 notti passati sudando negli stessi indumenti, senza mai lavarsi per non perdere tempo. Infatti devi scegliere se dormire o lavarti. Quasi sempre scegli di dormire. Se scegli di lavarti è perchè pedali ad una velocità superiore alla media e ti puoi conquistare questo piccolo privilegio (la doccia) senza rubarlo ai microsonni.

In realtà, la quasi totalità dei randonneurs punta a finire il prima possibile l’avventura della PBP e rimanda a dopo l’arrivo il recupero fisico e mentale oltre al decoro personale.

La PBP non è una passeggiata. E’ un’impresa interiore che lascia il segno. Hai poche cose da raccontare a chi non ha condiviso con te questa avventura. Non sono i paesaggi monotoni e ripetitivi che puoi descrivere perchè li hai appena osservati e percepiti, dovendo superare la sensazione di noia che può generare un percorso non circolare ma lineare, di andata e ritorno. Al massimo potrai cercare di raccontare il contesto umano che caratterizza questo evento, la passione dei francesi per il ciclismo eroico, l’emozione provata e trasmessa dai tanti abitanti di località rurali dimenticate che ogni 4 anni vengono a contatto per giorni con una moltitudine di ciclisti che parlano tutte le lingue del mondo, spesso incomprensibili”.

Fonte: http://mybikeway.it/uno-dei-tanti-ciclisti-vittime-di-incidenti-stradali-no-un-partecipante-alla-pbp-che-dorme/?

 

 

 

 

 

 

 

 

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SARDEGNA: PORTOSCUSO( CI) LAUREA I CAMPIONI CRONOCOPPIE

CAMPIONI CRONOCOPPIE

 

CATEGORIA FEMMINILE 
MANOLA NIEDDU E NADIA CHERCHI - asd DIMONIOS 

PRIMA FASCIA                                                                             
FEDERICO SPADA - E CRISTIANO CARCANGIU – asd MAS BIKE

SECONDA FASCIA
GIORGIO BALZANO E GIUSEPPE MEDDA – asd MAS BIKE

TERZA FASCIA
CARLO LAI E GIANN LAI asd SAN MARCO 

 Miglior tempo (fuori concorso) per Luca Santamaria e Simone Seguro asd Ricambi 2000 

 L'immagine può contenere: 5 persone, persone che sorridono, persone in piedi e spazio all'aperto

 CATEGORIA FEMMINILE 
MANOLA NIEDDU E NADIA CHERCHI - asd DIMONIOS

L'immagine può contenere: 5 persone, persone che sorridono, persone in piedi

PRIMA FASCIA                                                                              
FEDERICO SPADA - E CRISTIANO CARCANGIU – asd MAS BIKE

L'immagine può contenere: 6 persone, persone che sorridono, persone in piedi

SECONDA FASCIA
GIORGIO BALZANO E GIUSEPPE MEDDA – asd MAS BIKE

L'immagine può contenere: 3 persone, persone che sorridono, persone in piedi e spazio all'aperto

TERZA FASCIA
CARLO LAI E GIANN LAI asd SAN MARCO

 

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