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Rando Reale: riflessioni sociologiche di Paolo Landri (Professore sociologo al CNR ), ciclista randonneur per passione.

Paolo Landri alla Randonnee Reale

Paolo Landri alla Randonnée Reale

Dal blog Facc’e e Bike Unconventional_Cyclists

 

Sabato e domenica (4/5 maggio) si è svolta la Randonnée Reale, un evento che ha visto la partecipazione di 300 appassionati nei tre percorsi (600, 200 e 100 km) in un fine settimana caratterizzato da condizioni meteo difficili. Pioggia, vento e temperature in discesa non hanno impedito che si prendesse parte ad un evento sempre ben organizzato dall’Associazione Veloclub Ventocontrario.

Cosa spinge i ciclisti a prendere parte ad una manifestazione del genere, nonostante la inaspettata coda dell’inverno in piena primavera? Voglia masochistica di soffrire a tutti i costi, un lauto premio, una dipendenza patologica dalla bicicletta con sintomi di depressione diffusi, l’inguaribile ‘malattia dell’infinito’ che caratterizza ontologicamente la natura umana e che lo spingerebbe a cercare il limite, a misurarsi con l’impossibile, a capire di cosa si è capaci a se stessi, o magari al gruppo a cui si appartiene? Le risposte a tali domande sono, naturalmente, diverse e non è possibile affrontare le diverse sfaccettature delle questioni che hanno aspetti filosofici, antropologici e psicologici. Al di là di tali dimensioni, io credo che valga la pena sottolineare, invece, un aspetto più sociologico: la ricompensa simbolica che deriva dalla partecipazione allo sviluppo di un piccolo movimento sociale, il movimento dei randonneur in Campania (il Rando Tour Campania), del quale la Rando Reale, ma anche in precedenza la Rando delle Sorgenti, rappresenta, in un certo senso, il modello generativo. I numeri del Rando Tour Campania sono significativi (più alti di altri circuiti nazionali del mondo delle randonnée) la partecipazione alle diverse manifestazioni è stata sempre importante, malgrado le condizioni meteo. Non solo la Rando Reale, ma anche la Rando delle Marine Cilentane ha dovuto fronteggiare un’importante allerta meteo dovuto ad un vento eccezionale nella Piana del Sele. Sembra emergere, quindi, un incentivo a partecipare che deriva dal desiderio di esserci ad una manifestazione significativa dal punto di vista ciclistico. Riprendendo la nota tipologia weberiana, si tratta di un’agire sociale che può essere intellegibile non tanto in base ad un ragionamento del tipo costi-benefici (razionale rispetto allo scopo), ma come razionale rispetto al valore. Quando l’agire si conforma in modo prevalente rispetto al valore, vuol dire che si è superata una soglia e che sta emergendo un dispositivo di coinvolgimento che tutti hanno interesse a ripetere nel tempo. Può essere sopportabile, dunque, anche il ‘fastidio’ di un severo maltempo, perchè si vuole far parte di un evento importante. Si attiva, quindi, un meccanismo ‘quasi spontaneo’ che spinge a creare le condizioni per assicura la buona riuscita della manifestazione. Gli stessi partecipanti diventano consumatori e produttori, spettatori ed attori dell’evento, come diceva un tempo usando un termine che i ‘social media’ hanno ripreso dalla desuetudine: prosumers. In questo contesto, anche i preparatori dell’evento diventano a loro volta partecipanti a pieno titolo dell’evento, giungendo a creare un coinvolgimento che diventa sportivo, turistico e culturale.

Naturalmente, questo risultato è un effetto. Richiede delle condizioni per il suo accadere: è il prodotto di un lavoro organizzativo che opera prima, durante e dopo l’evento. Il suo successo è in relazione ad una strategia emergente che, sin qui, è premiata dai numeri e dal tipo di partecipazione. Questa strategia prevede: a) una scelta paesaggistica convincente dal punto di vista naturale e culturale; b) il coinvolgimento di più enti territoriali (in primis le Associazioni Pro Loco e i Comuni) nella realizzazione dei diversi momenti della manifestazione; c) il mix di competizione-collaborazione tra le associazioni organizzatrici delle Rando; d) la cura della manifestazione in ogni momento dell’evento da parte degli organizzatori (ed in modo particolare, nei punti di ristoro attraverso la valorizzazione dei prodotti locali) d) la progettazione di percorsi che siano attrattivi per i ‘randonneur puri’ (interessati soprattutto alla sfida del percorso ed in modo particolare alla sua distanza e al profilo altimetrico) e per i ‘soft randonneur’ (interessati ad una distanza significativa, ma più propensi ad uno stile da ciclopedalata).

Bisognerà capire a fine stagione in che modo questa strategia potrà consolidarsi quando si tratterà di garantire la sostenibilità del movimento. In quel momento si dovranno assumere delle decisioni per capire quale configurazione standard (cosa ha funzionato e cosa non ha funzionato, quali manifestazioni hanno avuto maggiore successo, quale calendario etc.) dovrà essere adottata se si vuole assicurare continuità e sviluppo nel tempo. Nel frattempo, godiamoci le prossime Rando, auspicando che replichino, come è accaduto in alcuni degli eventi precedenti del Rando Tour Campania, la pregevole ‘messa in opera’ della Rando Reale. Qui di seguito posto alcune delle foto scattate dalla nostra partecipazione alla manifestazione.

 

facce 1

facce 2  

 

 

 

 

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